Bhakti Yoga

Bhakti è un termine sanscrito che nella filosofia induista indica un concetto difficilmente esprimibile nella nostra lingua.
La traduzione più comune è “devozione” (a Dio); tuttavia, se si vuole ricercare il significato esatto del termine, è importante notare che la tradizione orientale presenta un concetto di “devozione” più ampio rispetto alla cultura occidentale. Pertanto il termine Bhakti non può trovare una trasposizione fedele, se non nell’espressione “Amore verso Dio”.
Secondo lo Srimad Bhagavatam esistono 9 metodi per praticare il Bhakti yoga: ricordare Dio (smaranam), ascoltare (svaranam) e cantare/celebrare (kirtanam) il Suo nome, i Suoi lila e le Sue glorie, servire (pada sevanam), adorare sull’altare (arcanam), provare amicizia per i devoti (sakhyam), pregare (vandanam), servire tutti con umiltà (dasyam) e sottomettersi (atma-nivedanam).
Nonostante alcuni elementi della Bhakti fossero presenti già nell’India Vedica, è durante gli ultimi 500 anni circa che si è sviluppata nella sua interezza.
Il Movimento Bhakti ebbe origine nel Tamil Nadu (India) e si diffuse lentamente verso nord, divenendo una caratteristica intrinseca dell’Induismo.

Al Bhakti Yoga (la filosofia della pratica della Bhakti) è dedicato il capitolo 12 della Bhagavad Gita, uno dei Testi Sacri induisti più diffusi e venerati.
Nella scuola di pensiero induista del Vedānta, il Bhakti Yoga è uno dei quattro sentieri di base per raggiungere la salvezza (insieme a Jñāna Yoga, Raja Yoga e Karma Yoga).
Bhakti Yoga è appunto la via della Bhakti, è l’unione con Dio attraverso un intenso amore e profonda devozione.
Questo Yoga (la cui essenza potrebbe riassumersi nell’espressione Amare per l’amore dell’amore) tra tutti è il più semplice e diretto, e si rivolge alla maggioranza degli esseri umani proprio per la sua facilità di messa in pratica, dato che non richiede spiccate capacità intellettive o abilità particolari.
Il Bhakti Yoga non è altro che intenso amore per Dio: poiché Egli è la personificazione dell’amore, la via più facile per raggiungerlo è amarlo.
Qui si parla di un amore trascendentale, infatti Dio non può essere realizzato con un amore così ardente e assorbente come la passione coniugale; l’amore devozionale deve essere sviluppato progressivamente.
Secondo il Bhakti Yoga, la persona che ama Dio non ha né bisogni, né afflizioni; non odia né gli esseri, né gli oggetti; non ha alcun piacere negli oggetti dei sensi
Egli ingloba tutto e tutti nella calorosa stretta del suo amore. E, poiché l’estasi che deriva dalla comunione con Dio (Samadhi) nell’amore è la cosa più inebriante in assoluto, colui che (anche una sola volta) ha fatto l’esperienza di questo amore non vedrà altro che questo, non ascolterà, né parlerà più che di questo, poiché penserà costantemente soltanto a questo amore. Il Bhakti Yoga afferma che Dio si rivela in maniere differenti a coloro che Lo amano, assumendo la medesima forma che il devoto ha scelto di venerare. Così, se si adora nella forma di Visnu, Śiva, Kali, Rama, Krisna, o Buddha, o il Cristo, o Allah, allora Dio si manifesterà in quella particolare forma.

“Coloro che, fissando le loro menti su di Me, Mi adorano stando sempre uniti a Me con intensa fede e devozione suprema, Io li considero i perfetti conoscitori dello yoga.”
Bhagavad Gita, XII, 26

“Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere Me, il Signore Supremo, che cosa e Chi sono Io. E colui che diviene pienamente cosciente di Me grazie a questa devozione, entra rapidamente in Dio.”
Bahagavad Gita, XVIII, 55

 

il brano è un estratto dal sito web di
WIKIPEDIA l’Enciclopedia Libera