Le Otto Membra

• LE OTTO MEMBRA
Lo Yoga classico o Rāja Yoga (descritto da Patanjali negli Yoga Sutra o “Aforismi dello Yoga”) viene anche denominato Astanga Yoga alludendo alle otto (asta) membra (anga) da cui è costituito.
I primi cinque anga sono detti “membra esterne” (bahir-anga) mentre gli ultimi tre sono detti “membra interne” (antar-anga).


1. yama (le cinque “astinenze”)
2. niyama (le cinque “osservanze”)
3. āsana (posture)
4. pranāyāmā (controllo della respirazione)
5. pratyāhāra (ritrazione dei sensi)
6. dharāna (concentrazione)
7. dhyāna (meditazione)
8. samādhi (estasi)
________________________________________________________________________________________________________________

1. Yama
“Freni o “astinenze” (dalla radice yam “soggiogare”) che costituiscono la prima tappa dell’itinerario ascetico dello Yoga.
Secondo Patañjali sono:
ahmsā (non violenza).
La mansuetudine è la rinuncia alla violenza, che si prefigge la privazione della vita, ed è cagione di ogni male. La violenza va evitata in qualsiasi circostanza, perciò la mansuetudine (la non violenza) viene nominata per prima.
satya (veracità) La veracità è la conformità al reale della parola e del pensiero.
asteya (astensione dal furto) L’onestà è la rinuncia al furto, cioè alla sottrazione della proprietà altrui.
brahmacarya (castità) La castità è il controllo del membro virile.
aparigraha ( non possesso) La povertà è la rinuncia agli strumenti di godimento.

In testi diversi dagli Yoga Sūtra di Patañjali ne sono elencati fino a dodici (non violenza, verità, onestà, castità, pazienza, costanza, compassione, rettitudine, temperanza, purezza, assenza di paura, pudore).
________________________________________________________________________________________________________________

2. Niyama
Le cinque “osservanze” che costituiscono la seconda tappa dell’itinerario ascetico dello Yoga classico sono:
śauca (purezza sia esteriore sia interiore)
La purezza esteriore consiste nel lavarsi, nel nutrirsi di alimenti puri, nell’osservare tutte le regole della vita equilibrata, nell’agire senza egoismo.
La purezza interiore è frutto dei beni spirituali, che sono il controllo dei sensi, l’assenza di paura, la contentezza dello spirito, l’elemosina, i sacrifici rituali, la lettura delle sacre scritture, la penitenza, a semplicità, la dolcezza, l’amore per la verità, la sopportazione, il perdono, l’astenersi da ogni affermazione dell’io, da ogni possesso, attaccamento, inimicizia, invidia, cupidigia sensualità, collera e agitazione.
samtosa (la contentezza) La soddisfazione consiste nel mantenere lo spirito sereno in qualunque circostanza sia favorevole sia sfavorevole.
tapas (l’ascesi) L’ascesi è la sopportazione, la pratica del digiuno e di altre forme di astinenza, ma anche l’accettazione della sofferenza. L’austerità piò essere fisica, verbale, mentale.
svādhyāya (il leggere tra sè)
Il leggere tra sè consiste nello studio delle Sacre Scritture, accompagnata dalla recitazione del rosario o dalla ripetizione (japa) del nome della divinità scelta come oggetto di devozione, oppure della sillaba OM.
īśvara-pranidhāna (dedizione totale al Signore)
La dedizione totale al Signore è la fonte della devozione (bhakti). Lo yogin si abbandona completamente alla divinità, offrendole i propri atti e le loro conseguenze.
La dedizione totale al Signore è la più importante delle cinque osservanze: grazie ad esse l’asceta “si diletta dell’ambrosia dell’immortalità.
________________________________________________________________________________________________________________

3. Asana
Pare che le posizioni yoga siano più di 840.000 (si ritiene che rappresentino il numero totale delle specie viventi); ciò nonostante la scuola moderna di Hatha Yoga ne conta circa 200, un numero certo più agevole per un comune studente di yoga.
Nel corso dei secoli sono state attentamente studiate per trattare tutto il corpo, esternamente e internamente, esercitando tutti i muscoli, le articolazioni, i nervi, le ghiandole.
Praticare le posizioni rinvigorisce il corpo, lo rende più flessibile e migliora la salute. Molti posizioni predono il nome di esseri viventi, quando assumete la posizione cercate di visualizzare la forma che state rappresentando.
________________________________________________________________________________________________________________

4. Pranāyāmā
“Quando il respiro divaga anche la mente è instabile.
Ma quando il respiro è calmo, anche la mente si rasserena i lo yogi consegue la longevità. Perciò occorre imparare a controllare il respiro.”
Hatha Yoga Pradipika
________________________________________________________________________________________________________________

5. Pratyāhāra
“Ritiro”, atto di ritrarre, ma anche riassorbimento.
L’ultimo dei cinque anga inferiori dello Yoga di Patañjali, quello che fa da ponte verso le tre fasi superiori del samyama: dhāranā (concentrazione), dhyāna (meditazione) e samādhi (perfetto raccoglimento e “estasi”).
Consiste nella facoltà di liberare l’attività sensoriale dall’influenza degli oggetti esterni.
Il commento di Bhoja a Patañjali permette di intenderlo come la capacità da parte del citta (mente, intelletto) si possedere la sensazione come se il contatto l’oggetto fosse reale.
Ossia: nel corso di tale pratica i sensi, anzichè proiettarsi verso l’oggetto, rimangono assorti in se stessi. Non per questo però il citta perde la sua facoltà di avere rappresentazioni sensoriali.
Quando il citta quindi desidera conoscere un oggetto, non farà più affidamento sui sensi, ma si servirà delle potenze di cui dispone.
Secondo il commento di Vyāsa, questo tipo di conoscenza, diretta in quanto non più mediata dai sensi, consente allo yogin di conoscere “tutte le cose quali essere sono”.
Il citta in definitiva, grazie al pratyāhāra, alla sottrazione dell’attività sensoriale al dominio oggetti esterni, rispecchia esattamente e direttamente la realtà, senza più servirsi del filtro sensoriale.
Si noti che la raggiunta autonomia del citta non rappresenta l’annullamento del mondo fenomenico: pur essendo distaccati dal mondo, ossia dallo spettacolo della prakrti (la Natura o sostanza primordiale), lo yogin continua a contemplarlo.
La differenza consiste in questo: invece di conoscere servendosi delle categorie linguistiche o concettuali, egli ora osserva le cose quali esse sono.
________________________________________________________________________________________________________________

6. Dhāranā
“Concentrazione”, è il primo delle cosiddette “membra interne” (antar-anga) o “spirituali”.
Secondo la definizione di Patañjali consiste nella fissazione del pensiero in un solo punto.
Nel corso di questo esercizio la mente è unicamente consapevole dell’oggetto su cui si fissa e i sensi, non essendo più in contatto con i propri oggetti, cessano di svolgere le loro ordinarie funzioni, facendo quindi procedere il praticante sulla via dell’arresto delle funzioni mentali cui aspira l’intero sistema di Patañjali.
I luoghi su cui la mente deve fissarsi sono la regione ombelicale, il loto del cuore, la luce della testa, la punta del naso, la punta della lingua o un oggetto “esterno”, come per esempio l’immagine divina.
L’importanza di questa tecnica aumenta con l’affermarsi dell’Hatha Yoga, il quale la impiega frequentemente nella pratica delle āsana (posture) e delle mudrā (gesti).
Lo scopo della Dhāranā non è, del resto, solo quello di arrestare le funzioni mentali, ma anche, o per meglio dire in conseguenza di ciò, quello di comprendere la vera natura dell’oggetto su cui la mente si fissa, o del livello spirituale, mistico, che esso rappresenta (i luoghi fisici summesionati , come la punta del naso, ecc., hanno tutti una particolare importanza nella fisiologia mistica). A questo proposito la Yogatattva-upanisad divide il corpo in cinque parti, ognuna delle quali corrisponde a un elemento cosmico ed è associata ad un mantra e a una particolare divinità.
________________________________________________________________________________________________________________

7. Dhyāna
“Meditazione”, settimo membro (anga) e penultima fase del percorso ascetico.
Lo stato di “concentrazione” (dhāranā) mantenuto indefinitamente e senza interruzione prende il nome di “meditazione”.
La natura dell’oggetto su cui fissare la mente è, in un certo senso, irrilevante ai fini del buon esito di queste tecniche, dal momento che il loro scopo iniziale è l’unificazione di un’attività mentale normalmente dinamica e deconcentrata; d’altra parte, l’oggetto contemplato offre allo yogin il possesso e il controllo della sfera del reale cui è omogeneo: la concentrazione sul sole, per esempio, consente di conoscere l’intero universo.
________________________________________________________________________________________________________________

8. Samādhi

“Perfetto raccoglimento”, “assoluta attenzione concentrata”; secondo Eliade: “estasi”. E’ lo scopo dello Yoga, la più completa realizzazione.
Viene definito in modo diverso nello Yoga classico di Patañjali e nello Hatha Yoga.
Secondo Patañjali: Secondo Patañjali costituisce l’ultimo anga (membro) dello Yoga. Quando lo yogin ha raggiunto una perfetta stabilità della mente ed è riuscito a bloccarne le cognizioni, si ha uno stato che viene chiamato in vari modi: samādhi se si vuol sottolineare il ritrarsi dal piano dell’esistenza in quello del sè; samyama, se si considera lo sforzo compiuto per dominare la mente e impedirle di vagare; samāpatti, che esprime l’identità tra forma assunta dalla mente e oggetto meditativo, come un cristallo che assume il colore dell’oggetto che gli sta vicino.
Secondo Hathayoga-Pradīpīka: Nello Hatha Yoga si considerano come equivalenti il samādhi e i termini che designano la liberazione in altre scuole.
L’estasi viene definita come lo stato in cui l’ātman e il manas (la mente) si fondono come il sale mescolato all’acqua. Allora il Prāna s’indebolisce e il manas viene riassorbito: non vi è più dualità ne’ coscienza individuale.
L’estasi è l’unificazione del sè individuale col Sè supremo, quando sono scomparse tutte le formazioni mentali.
Questo fine è molto difficile da raggiungere senza l’aiuto di un maestro, e così pure si presentanpo poco agevoli la rinuncia agli oggetti dei sensi e la visine della Realtà.
________________________________________________________________________________________________________________

Chiunque voglia contribuire alla crescita del neonato portale con articoli, riflessioni, suggerimenti, può contattare la redazione scrivendo a info@toscanayoga.it

I contenuti di questa sezione sono in parte estratti dal libro:
Enciclopedia dello Yoga
di Stefano Piano
Ed. Promolibri Magnanelli